Parole nel vento #1: I Love New York

Vediamo se riusciamo a tenere un piccolo diario mensile che – vista la tempistica – potrebbe essere ogni terzo mercoledì del mese o giù di li…
Di cosa potremmo parlare dunque? Non saprei, ho iniziato questo post un po’ per noia un po’ perché avevo voglia di scrivere qualcosa sul blog. Diciamo che devo/dobbiamo ancora prendere dimestichezza con l’utilizzo del blog, su cosa postare e soprattutto quando postare, abbiamo tante storie da raccontare di tanti bei viaggi che abbiamo fatto e di cui vorremmo rendervi partecipi.

I diari di viaggio sono abbastanza complessi da comporre, sono ricchi di dettagli e sono quelli a cui va portata la maggior attenzione. Per togliere un po’ di monotonia ma aggiungere al contempo contenuti al blog, è giusto spezzare scrivendo qualche post diverso, come può essere questo di Parole nel vento, o magari qualche trucchetto/recensione che ho intenzione di fare a breve.

Siamo in piena fase organizzativa per il nostro prossimo viaggio, ovvero 8 gg negli USA, nello specifico a New York, più 2 giorni tra Philadelphia e Washington. E’ un piccolo grande sogno che si realizza, per noi il periodo più bello dell’anno è quello delle feste Natalizie e uno dei nostri sogni nel cassetto è quello di visitare New York durante questo periodo magico, partiremo il 24 e torneremo il 31 (con arrivo in Italia il primo di gennaio).
Ovviamente non vediamo l’ora, io ho la fortuna di aver già visitato sia New York che Philly in autunno, esattamente 11 anni fa. Ilaria non ancora e non vedo l’ora di vedere la sua faccia appena usciti dalla metro. Penso che New York sia unica, non voglio cadere nei soliti cliché riguardanti la Grande Mela ma New York è veramente unica,  quindi voglio raccontarvi una mia piccola esperienza per farvi capire perché per me lo è, l’episodio riguarda la prima volta che arrivai a New York.

Presi un treno in una stazioncina della periferia di Philadelphia (dove abitavo) per arrivare Penn Station nel cuore di Manhattan, avevo una guida National Geographic che però dimenticai a casa, quindi decisi di visitare la città seguendo l’istinto e il primo obbiettivo doveva essere la Statua della Libertà, quindi mi diressi in tutta fretta verso South Manhattan.
Guardando una cartina che trovai sulla metro decisi di scendere in una zona non ben precisa a metà tra il World Trade Center e il Ponte di Brooklyn, per fare una passeggiata verso Battery Park.
Ero un ragazzo di 19 anni alle prese con il suo primo viaggio da solo, ero agitato e ansioso, non sapevo che aspettarmi dalla grande mela ed ero anche un po’ intimorito perché sapevo che poteva essere pericoloso trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato, quindi come una sciatta prostituta di basso borgo che non ha un gran feeling con la pole dance continuai a stringermi al palo della metro, a toccarmi istericamente le tasche e a stringere la tracolla al mio fianco per assicurarmi che nessun malintenzionato potesse rapinarmi. 

Un agente di polizia in piedi di fronte a me, vedendo un povero cristiano sull’orlo di un collasso o di attacco isterico (scegliete voi) chiese se andava tutto bene, annuii, feci un sospiro di sollievo e tornai in me, cosa diavolo sarebbe potuto accadermi? Ero nel bel mezzo di Manhattan alle 10 del mattino e li a fianco avevo anche un agente di polizia! Ascoltai un po’ di musica per stemperare la tensione.

Arriva la mia fermata e l’iPod in modalità shuffle sfodera Lose Yourself di Eminem, salutai con un cenno il gentile poliziotto che mi seguì con lo sguardo fino all’uscita della carrozza, imboccai la scalinata che porta all’uscita sulla strada togliendo le cuffie, subito venni colpito da un profumo incredibile di cibo, terminai la scalinata un po’ distrattamente e arrivato in cima… wow.
Come un bambino che vede un luna park per la prima volta rimasi a bocca aperta con il naso all’insù guardando questi enormi palazzoni, mi guardai in giro e vidi gente correre di qua e di la e taxi gialli sfreccianti nel traffico, non riuscii a pensare a nulla, tutto quello che a cui pensai fu wow. Tornai un attimo in me e pensai che si ero lì a New York, ci ero arrivato, ero li e potevo vederla, sentirla, odorarla, percepirla e persino toccarla, tutte le preoccupazioni svanirono in un attimo e tutto quello di cui dovevo preoccuparmi era vivere New York. 

Un’emozione incredibile, da quel che ricordo scese anche una lacrimuccia. Quando poi ci penso e chiudo gli occhi posso ancora percepire gli stessi odori e gli stessi suo
ni. Tra poche settimane avrò la fortuna di tornare li, dove forse è iniziata la mia vera e propria passione per il viaggio e per la scoperta, grazie a questo inconsciamente credo che in ogni viaggio cerco sempre l’effetto wow, cerco sempre di provare quella sensazione provata 11 anni fa per la prima volta. Fondamentale per rendermi conto di questa cosa è stata anche la musica che ascoltai quel giorno, senza rendermene conto il buon vecchio Eminem mi stava suggerendo cosa fare e mannaggia se aveva ragione, vi riporto il ritornello.

You better lose yourself in the music, the moment
You own it, you better never let it go
You only get one shot, do not miss your chance to blow
This opportunity comes once in a lifetime

Ho passato giorni e notti su Google Maps a cercare senza successo l’esatto punto dove tutto è iniziato perché vorrei tornarci e dire grazie, non ci sono ancora riuscito ma non mollo, ho tempo fino al 24 dicembre per trovarlo e – ora che ci penso – questa sera torno a guardarmi le foto di quel viaggio, magari trovo qualche insegna o qualche indizio…

P.S.: Ho realizzato solo ora che magari quel poliziotto non era premuroso ma preoccupato dal fatto che potessi essere un potenziale dinamitardo, che spasso.

Alla prossima!

 

Luca

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